{"id":204,"date":"2014-03-25T09:46:24","date_gmt":"2014-03-25T08:46:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/?p=204"},"modified":"2016-05-11T11:32:59","modified_gmt":"2016-05-11T09:32:59","slug":"bambini-distruttivi-o-incompresi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mariangelapiotti.it\/bambini-distruttivi-o-incompresi\/","title":{"rendered":"Bambini distruttivi o incompresi?"},"content":{"rendered":"<h3>Bambini distruttivi o incompresi?<\/h3>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-197 size-medium\" src=\"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/url6-300x199.jpg\" alt=\"bambini distruttivi o incompresi mamma\" width=\"300\" height=\"199\" \/>Con una certa frequenza si verificano situazioni in cui bambini di sei o sette anni o poco pi\u00f9, creano grandi <strong>problemi per la loro permanenza a scuola<\/strong>.<\/p>\n<p>Le maestre lamentano che questi bambini sono incontrollabili, non danno retta agli adulti, fanno quello che vogliono, se redarguiti rispondono male, se impediti di fare qualcosa si ribellano e tirano botte e calci, spostano violentemente sedie e banchi, tirano oggetti, scappano fuori dell\u2019aula, impediscono praticamente il normale svolgimento della vita di classe.<\/p>\n<p>A un certo punto i problemi dilagano <strong>fuori della classe<\/strong>, investono le altre famiglie, che lamentano che i loro figli tornano a casa variamente \u2018segnati\u2019 e si crea un ambiente ostile crescente intorno al bambino e alla sua famiglia. Spesso si crea una <strong>guerra o quasi fra famiglia e scuola<\/strong> e il bambino prima o poi viene trasferito ad altra scuola o dalla famiglia o qualche volta direttamente dalla scuola stessa.<\/p>\n<p>Normalmente sono bambini intelligenti, non hanno particolari difficolt\u00e0 di apprendimento, ma spesso non rispondono alle interrogazioni degli insegnanti o si rifiutano di svolgere i compiti, per cui non sono valutabili e a volte vengono bocciati.<\/p>\n<p>Portati a visita specialistica ricevono spesso diagnosi, secondo la terminologia diagnostica oggi in uso, di <strong>Disturbo Oppositivo Provocatorio<\/strong>, o di <strong>Disturbo di Attenzione e Iperattivit\u00e0<\/strong>, o anche di <strong>Disturbo Pervasivo dello Sviluppo<\/strong>. \u00c8 prevedibile, sull\u2019onda delle mode diagnostiche provenienti da oltre Atlantico spinte da molti interessi, che fra poco tempo dilagher\u00e0 anche qui l\u2019ultima diagnosi, quella di <strong>Disturbo Bipolare<\/strong>, applicabile, con i criteri propagandati, anche a molti di questi casi.<\/p>\n<h3>Manifestazioni del problema<\/h3>\n<p>A presentare problemi simili sono <strong>in prevalenza maschi<\/strong>, ma non mancano le femmine. Il problema si manifesta di solito durante la prima elementare ma esplode progressivamente, fino agli estremi sopra descritti, ma i primi interventi avvengono spesso in seconda o terza elementare. Alla scuola materna veniva di solito segnalato un comportamento un po\u2019 \u201cfuori dalle righe\u201d, ma non troppo alterato, anche in relazione alle richieste limiti e regole delle scuole.<\/p>\n<p>Quando sono portati a visita dal neuropsichiatra infantile o dallo psicologo dell\u2019et\u00e0 evolutiva tipicamente <strong>il loro comportamento \u00e8 assolutamente normale<\/strong> e le cose riferite dai genitori sembrano contrastare con le osservazioni dirette del comportamento durante la visita. Altre volte rapidamente prendono confidenza col medico, specialmente in sedute individuali, e si divertono o non possono fare a meno di \u2018provocare\u2019 anche lui, <strong>violando limiti<\/strong>, facendo cose proibite, ecc.<\/p>\n<p>Sulla base dei loro comportamenti, spesso solo riferiti, vengono come si diceva diagnosticati \u2013 perch\u00e9 in medicina ci vuole una diagnosi per giustificare un intervento \u2013 come <strong>Oppositivi Provocatori<\/strong>, perch\u00e9 tipicamente rifiutano di aderire alle richieste fatte da insegnanti o genitori e spesso <strong>\u2018provocano\u2019 reazioni adirate con il loro comportamento<\/strong>. Talvolta il loro comportamento non \u00e8 disturbato ugualmente con tutti gli adulti: lo \u00e8 di pi\u00f9 con qualche maestra, di meno con qualche altra, di pi\u00f9 con un genitore, di meno con l\u2019altro.<\/p>\n<p>Spesso sono anche bambini irrequieti, che non possono stare fermi, che stanno attenti solo per poco e poi seguono altri interessi, ecc, e allora viene anche diagnosticata una \u201c<strong>comorbidit\u00e0<\/strong>\u201d (parola orribile ma oggi di moda) di <strong>Disturbo di Attenzione ed (Iper) Attivit\u00e0<\/strong>, pi\u00f9 spesso oggi chiamato dalle iniziali non DAA ma ADHD (perch\u00e9 anche in Italia vengono fatte valere le iniziali inglesi: <em>Attention Deficit Hyperactivity Disorder<\/em>).<\/p>\n<p>Il npi di solito <strong>valuta il bambino e le caratteristiche familiari e dei genitori<\/strong>, per cogliere eventualmente aspetti organizzativi della famiglia o delle relazioni o delle comunicazioni un po\u2019 \u201cdisfunzionanti\u201d ed entra in contatto con gli insegnanti per avere informazioni dirette sulla situazione scolastica. Per frequente abitudine alle nostre latitudini, spesso gli insegnanti hanno gi\u00e0 bell\u2019e in mente il rimedio: chiedono un <strong>sostegno scolastico per il bambino<\/strong>, in modo da avere un adulto che si occupi specificatamente di lui per il maggior numero di ore possibile.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 possibile nella nostra legislazione solo in base alla famosa <strong>L.104\/92<\/strong> e solo quindi con un certificato di handicap, che stabilisca cio\u00e8 che il bambino rientra nelle persone che hanno i diritti previsti da questa legge. In particolare \u201cE&#8217; persona handicappata colui che presenta una <strong>minorazione fisica, psichica o sensoriale<\/strong>, stabilizzata o progressiva, che \u00e8 causa di difficolt\u00e0 di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre, come nei casi di invalidit\u00e0, l\u2019interessato deve essere <strong>valutato da apposita commissione medica<\/strong> e il certificato deve riportare l&#8217;indicazione della patologia stabilizzata o progressiva accertata con riferimento alle classificazioni internazionali dell&#8217;<strong>Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0<\/strong> nonch\u00e9 la specificazione dell&#8217;eventuale carattere di particolare gravit\u00e0 della medesima, in presenza dei presupposti previsti. Talvolta le apposite Commissioni delle ASL riconoscono loro pi\u00f9 o meno propriamente lo stato di Handicap secondo la <strong>legge 104\/92<\/strong>, per cui vengono attivati interventi scolastici tipo insegnante di sostegno e assistenza scolastica.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 osservare che l\u2019intervento di appoggio scolastico \u00e8 <strong>un intervento appropriato e utile<\/strong>, ma che in effetti la classificazione del ragazzo come handicappato ha su di lui un <strong>effetto devastante a livello psicologico<\/strong> e, in alcuni casi, anche boomerang.<\/p>\n<p>Sarebbe auspicabile la possibilit\u00e0 per le scuole di attivare utili interventi senza farli ricadere tutti sotto il tetto dell\u2019Handicap.<\/p>\n<h3>Le diagnosi<\/h3>\n<p>Se non ci si accontenta di una diagnosi medica categoriale, quali quelle sopra, che fanno parte di classificazioni diagnostico\/statistiche\/burocratiche in voga negli ultimi anni, (DSM, Manuale Diagnostico Statistico, e ICD, cio\u00e8 Classificazione Internazionale delle Malattie: utili secondo molti a livello statistico epidemiologico, molto meno a livello clinico) ma si <strong>esamina la storia e il contesto del bambino<\/strong>, si riscontra di solito tipicamente una situazione di<strong> difficolt\u00e0 ambientali ed educative<\/strong>, per motivi diversi di stress lavorativi o di salute o di inserimento sociale o di difficolt\u00e0 e irregolarit\u00e0 di scolarizzazione fin dalla scuola materna, con frequenti cambiamenti di casa, di scuola, ecc.<\/p>\n<p>Anche quando non ci sono aspetti eclatanti spesso l\u2019organizzazione familiare e gli <strong>atteggiamenti dei genitori sono inadatti<\/strong> da un punto di vista educativo e di sviluppo psicologico infantile. Il bambino per cos\u00ec dire ha imparato da lungo tempo a non dar retta agli adulti e a non badare ai loro interventi educativi, spesso contradditori e alternati, magari, fra momenti di dure punizioni spesso anche corporee e momenti di permissivismo. Spesso i genitori, pur dedicati ai bambini, hanno <strong>difficolt\u00e0 a trovare le misure giuste<\/strong>, variamente presi da altri problemi.<\/p>\n<h3>La scuola<\/h3>\n<p>A questi aspetti ambientali di casa si aggiungono altri aspetti ambientali, stavolta <strong>a scuola<\/strong>, che <strong>aggravano la situazione<\/strong> e la rendono spesso ingestibile.<\/p>\n<p>Gli insegnanti, alcuni pi\u00f9 di altri, infatti si trovano in difficolt\u00e0 di fronte a bambini che non rispondono agli abituali metodi educativi e non hanno risorse per stabilire le regole per un buon funzionamento del gruppo-classe, dipendenti in parte anche dall\u2019assetto organizzativo attuale delle scuole con la perdita di prestigio e autorit\u00e0 e spesso la riduzione delle figure pi\u00f9 autorevoli, gli ex presidi e direttori trasformati uniformemente in \u2018dirigenti\u2019 spesso senza pi\u00f9 esperienza effettiva in quell\u2019ordine di scuole.<\/p>\n<p>La scuola come istituzione in crisi, di fiducia e di rispetto, si trova in maggiore difficolt\u00e0 di fronte a ragazzi che violano le regole.<\/p>\n<h3>Il disagio<\/h3>\n<p>I bambini in s\u00e9 sono spesso <strong>bambini con difficolt\u00e0 di inserimento nel gruppo<\/strong> e di adattamento agli ambienti, e si trovano spesso al limite della disperazione per motivi diversi e hanno come unica arma di difesa l\u2019opposizione al mondo degli adulti e la provocazione verso i coetanei.<\/p>\n<p>Sono bambini che hanno imparato ad agire all\u2019esterno le reazioni emotive alle frustrazioni e il disagio per le difficolt\u00e0 emotive e di comunicazione, e che invece non <strong>hanno imparato a \u2018contenere\u2019<\/strong> ed elaborare ai livelli della loro et\u00e0 sia <strong>le proprie reazioni<\/strong> che le modalit\u00e0 di approccio e comunicazione con i coetanei. La scarica impulsiva sull\u2019ambiente, e la trasformazione dei rapporti in scontri, di fronte alle prime difficolt\u00e0, \u00e8 la loro modalit\u00e0 prevalente di difesa dal disagio psichico.<\/p>\n<p>Tale disagio attiva, di conseguenza, provvedimenti punitivi quando non di allontanamento ed espulsione che mantengono o aggravano le situazioni.<\/p>\n<h3>Gli interventi<\/h3>\n<p>\u00c8\u00a0evidente come in questi casi gli interventi siano a volte molto complessi e debbano <strong>rivolgersi a pi\u00f9 obiettivi e contesti<\/strong>: in particolare \u00e8 indispensabile avviare sia un intervento familiare che un intervento sulla scuola che spesso un intervento individuale sul ragazzo stesso.<\/p>\n<p>L\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>intervento con la famiglia<\/strong><\/span> \u00e8 rivolto a mettere a fuoco eventuali <strong>ostacoli o disfunzionalit\u00e0 nelle relazioni<\/strong> o nelle modalit\u00e0 educative e comunicative.<\/p>\n<p>L\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>intervento sulla scuola<\/strong><\/span> \u00e8 volto ad aiutare gli insegnanti, di ruolo e di sostegno, a<strong> trovare i metodi pi\u00f9 adatti di contenimento e risposta<\/strong> alle modalit\u00e0 oppositive e provocatorie del bambino, spesso attraverso una diversificazione degli obiettivi comportamentali ed adattivi rispetto a quelli di apprendimento, che permetta di concentrare le risorse su un obiettivo per volta, definendo le priorit\u00e0 rispetto a un progetto a lunga scadenza.\u00a0Inoltre <strong>va curata la relazione di fiducia con questi bambini<\/strong>, facendogli sentire comprensione, contenimento e autorevolezza. Di solito le scuole, se ben guidate, dopo un po\u2019 riescono pi\u00f9 o meno difficoltosamente a prendere le misure del bambino e a riportarlo entro limiti pi\u00f9 sopportabili.<\/p>\n<p>Infine, ma non ultimo di importanza, l\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>intervento individuale col bambino<\/strong><\/span>, di tipo psicoterapeutico, che permetta di accogliere e riconoscere il suo disagio e lo aiuti a trovare altri mezzi per esprimerlo e comunicarlo, aiutandolo cos\u00ec anche a <strong>maturare una maggiore autostima<\/strong>, il riconoscimento e la gestione delle emozioni, e permettendo cos\u00ec di migliorare la relazione con gli altri.<\/p>\n<p>Anche qui come in quasi tutto il campo della psicopatologia infantile <strong>hanno poco spazio i farmaci<\/strong>, oltre che per i motivi generali che ne controindicano l\u2019uso in et\u00e0 evolutiva cio\u00e8 la scarsa conoscenza dei loro effetti nell\u2019organismo in crescita, la scarsa efficacia anche in confronto a placebo e altri interventi, la mancanza di studi effettivi sui bambini. Inoltre il problema vede coinvolto non solo il singolo bambino, ma l\u2019ambiente familiare e quello scolastico, ed appare pi\u00f9 saggio, oltre che effettivo, <strong>un intervento su tutti gli aspetti<\/strong> in causa.<\/p>\n<p>Se l&#8217;intervento \u00e8 adeguato, se c&#8217;\u00e8 sufficiente collaborazione di tutte le parti in causa, se sia famiglia che scuola &#8216;resistono&#8217; senza cedere a tentazioni espulsive o a drammatizzazioni inutili alla fine <strong>l&#8217;esito \u00e8 positivo<\/strong>. Ma spesso occorre lavorare per qualche anno prima che le cose volgano al meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bambini distruttivi o incompresi? Con una certa frequenza si verificano situazioni in cui bambini di sei o sette anni o poco pi\u00f9, creano grandi problemi per la loro permanenza a scuola. 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