{"id":489,"date":"2016-02-15T13:05:15","date_gmt":"2016-02-15T12:05:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/?page_id=489"},"modified":"2021-03-23T22:33:57","modified_gmt":"2021-03-23T21:33:57","slug":"disturbo-oppositivo-provocatorio-dop","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariangelapiotti.it\/disagio-psicologico\/disturbo-oppositivo-provocatorio-dop\/","title":{"rendered":"Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; _builder_version=&#8221;4.9.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; background_image=&#8221;http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/209102.jpg&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; locked=&#8221;off&#8221; title_text=&#8221;disturbo oppositivo provocatorio (dop)&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243; alt=&#8221;disturbo oppositivo provocatorio (dop)&#8221;][et_pb_fullwidth_header title=&#8221;@ET-DC@eyJkeW5hbWljIjp0cnVlLCJjb250ZW50IjoicG9zdF90aXRsZSIsInNldHRpbmdzIjp7ImJlZm9yZSI6IiIsImFmdGVyIjoiIn19@&#8221; 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Per quanto riguarda le differenze di genere, si riscontra una <strong>maggiore prevalenza di maschi<\/strong> nel periodo che precede la pubert\u00e0, ma in seguito tra i due sessi si verifica un certo parallelismo.<\/p>\n<p>\u00c8 <strong>frequente la comorbilit\u00e0<\/strong> con il Disturbo dell\u2019Apprendimento e della Comunicazione, il Disturbo dell\u2019Umore, il Disturbo da uso di sostanze e il Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattivit\u00e0.<\/p>\n<p>La sintomatologia del Disturbo Oppositivo Provocatorio \u00e8 <strong>molto simile a quella del Disturbo della Condotta<\/strong>, per\u00f2 i comportamenti tipici di quest\u2019ultimo sono molto pi\u00f9 gravi e persistenti. I due disturbi sono strettamente interconnessi e pur se non sempre si verifica un passaggio dalla prima alla seconda patologia, i dati ci informano che la quasi totalit\u00e0 dei soggetti con Disturbo della Condotta, hanno alle spalle una diagnosi di DOP.<\/p>\n<p>Una storia precoce di DOP \u00e8 spesso presente in bambini che vengono successivamente diagnosticati come Disturbo della Condotta (DC). Il <strong>DOP emerge solitamente in maniera pi\u00f9 precoce<\/strong> (di solito intorno ai 6 anni) rispetto al Disturbo della Condotta (DC)\u00a0 in cui l\u2019 et\u00e0 di esordio \u00e8 intorno ai 9 anni.<\/p>\n<p>I ricercatori non sono ancora riusciti ad esprimersi con certezza riguardo ai meccanismi patogenetici che lo determinano, si ipotizzano <strong>tre principali fattori eziologici<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><strong><u>Fattori biologici<\/u><\/strong>, potrebbe essere causato dai bassi livelli dei neurotrasmettitori nel cervello che controllano il controllo del giudizio, del ragionamento e dell\u2019impulso. Questo potrebbe causare ad un bambino di fraintendere i segnali sociali degli altri e reagirvi con ostilit\u00e0.<\/li>\n<li><strong><u>Fattori genetici<\/u><\/strong>, potrebbe avere un collegamento genetico, visto che si verifica spesso nelle famiglie con precedenti di questo tipo. Il DOP tende anche ad essere predominante nei bambini che hanno genitori con disturbi da deficit di attenzione, iperattivit\u00e0, disturbo bipolare, depressione o problemi di abuso di sostanze.<\/li>\n<li><strong><u>Fattori familiari <\/u><\/strong>, pu\u00f2 essere causato da fattori familiari disfunzionali, come il divorzio, conflitti coniugali, violenza in famiglia, assenza di confini o abusi sui minori. Il DOP potrebbe anche derivare dalla scarsa interazione genitore-figlio, come la mancanza di supervisione o pratiche disciplinari incoerenti, cos\u00ec come regole e\u00a0norme comportamentali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Al momento, dunque, si hanno a disposizione <strong>soltanto delle ipotesi<\/strong>, le quali mettono in evidenza quei <strong>fattori di rischio<\/strong> che possono influenzare la genesi, l\u2019evoluzione e la prognosi della malattia.<\/p>\n<p>Gli studi concordano che i fattori biologici predispongono alla vulnerabilit\u00e0 per la possibile presenza di un DOP ma sono i <strong>fattori di rischio ambientali e gli eventi stressanti<\/strong> a favorire la probabilit\u00e0 della comparsa del disturbo: ci\u00f2 significa che anche se c\u2019\u00e8 una familiarit\u00e0 di tipo genetico per il DOP, se il bambino cresce in un ambiente protettivo e stabile <strong>\u00e8 molto probabile che non sviluppi il disturbo<\/strong>. Viceversa, se l\u2019ambiente in cui cresce \u00e8 incoerente, conflittuale\u00a0 e instabile \u00e8 molto probabile che il disturbo si presenti.<\/p>\n<p>A tal proposito vengono individuati sei <strong><u>fattori di rischio<\/u><\/strong> per lo sviluppo delle condotte aggressive e del DOP:<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Permissivismo:<\/strong><\/span> \u00e8 caratterizzato da una<strong> mancanza di regole definite<\/strong>, che impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte genitoriali alle sue azioni.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Incoerenza:<\/strong><\/span> i genitori <strong>mancano di tempismo nei loro interventi<\/strong>, alternano punizioni e ricompense senza una ragione precisa, lasciandosi molto condizionare dai loro stati d\u2019animo.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Rifiuto:<\/strong><\/span> la coppia parentale <strong>trascura il figlio<\/strong>, esercita su di lui uno scarso controllo, e nei suoi riguardi nutre aspettative molto basse. Il rapporto genitori-figli \u00e8 freddo e poco comunicativo.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Disinteresse:<\/strong><\/span> i genitori, forse per la volont\u00e0 di non apparire opprimenti, lasciano molta libert\u00e0 al bambino, arrivando a <strong>non mostrare il giusto grado di interesse per le sue attivit\u00e0<\/strong>, i suoi pensieri, i suoi stati d\u2019animo. Questa mancanza d\u2019informazioni impedisce loro di conoscere bene il figlio e soprattutto li mette nell\u2019impossibilit\u00e0 di comprendere il problema che egli manifesta.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Uso eccessivo delle punizioni:<\/strong><\/span> \u00e8 tipico di quelle famiglie che credono di poter contrastare l\u2019aggressivit\u00e0 dei figli facendo uso di punizioni corporali. Si tratta di uno degli <strong>errori educativi pi\u00f9 clamorosi<\/strong> in quanto significa voler insegnare al bambino a non usare la violenza, utilizzandola contro di lui. Questi genitori non capiscono che se il bambino \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 aggressivo, la punizione <strong>non far\u00e0 altro che rafforzare ancor pi\u00f9 la sua tendenza<\/strong>, in quanto egli imparer\u00e0 dai loro modello comportamentali, che l\u2019aggressivit\u00e0 \u00e8 il mezzo pi\u00f9 utile per imporre la propria volont\u00e0.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Iperprotezione: <\/strong><\/span>questo stile educativo \u00e8 caratterizzato da un <strong>controllo genitoriale eccessivo<\/strong> che opprime il bambino e ostacola lo svolgimento di quelle esperienze che sono importanti per la sua crescita socio cognitiva. Un rapporto di tal genere, oltre a rendere il soggetto poco sicuro di se stesso, <strong>pu\u00f2 determinare atteggiamenti di ribellione<\/strong> capaci di sfociare in vere e proprie condotte aggressive, caratterizzate, in particolare, da un rifiuto dell\u2019autorit\u00e0 adulta.<\/li>\n<\/ul>\n<h3><strong>Decorso e conseguenze del DOP<\/strong><\/h3>\n<p>Il decorso del DOP \u00e8 variabile e <strong>dipende da una moltitudine di fattori<\/strong> quali la gravit\u00e0 del problema, la presenza di disturbi concomitanti, l\u2019integrit\u00e0 della famiglia.<\/p>\n<p>Nel corso della prima infanzia <strong>il comportamento ostile e negativistico \u00e8 del tutto normale<\/strong>, \u00e8 espressione della volont\u00e0 del bambino di diventare autonomo e di porre fine al rapporto simbiotico che lo ha legato alla mamma fin dalla nascita. Il bambino \u00e8 curioso, vuole andare alla scoperta del mondo, vuole sperimentare, fare nuove esperienze, che sono propedeutiche per l\u2019acquisizione di un\u2019identit\u00e0 e di un\u2019autostima stabile.<\/p>\n<p>Questa forma di comportamento oppositivo <strong>raggiunge il suo apice intorno ai 18- 24 mesi<\/strong>, et\u00e0 in cui il piccolo, avendo raggiunto una buona padronanza della\u00a0deambulazione, <strong>diventa davvero incontrollabile<\/strong>, corre da una parte all\u2019altra, rompe tutto per la curiosit\u00e0 di scoprire come sono fatte le cose all\u2019interno ed \u00e8 come se non riuscisse proprio a stare fermo. Terminata questa fase, il bambino acquisisce una forma di autoregolazione che gli permette di instaurare rapporti meno conflittuali.<\/p>\n<p>Pertanto, si parla di Disturbo Oppositivo Provocatorio solo quando il comportamento ostile, anzich\u00e9 svanire lentamente, persiste nel tempo ed in forme accentuate, tanto da creare serie difficolt\u00e0 relazionali, dapprima nell\u2019ambiente familiare, poi in quello sociale.<\/p>\n<p>Rispetto ai bambini della stessa et\u00e0 mentale questi soggetti presentano un\u2019<strong>aggressivit\u00e0 molto pi\u00f9 invalidante e difficilmente modificabile<\/strong>: sono arrabbiati, risentiti, insofferenti, non accettano l\u2019autorit\u00e0 degli adulti, si ribellano, lottano continuamente con i genitori, non si conformano alle loro regole, non rispettano gli orari, ed il loro unico obiettivo sembra voler essere quello di creare scompiglio in famiglia. <strong>Non si limitano ad una forma d\u2019aggressivit\u00e0 reattiva<\/strong>, ma amano provocare, sfidare gli altri, disturbare volontariamente, senza mostrare tuttavia alcun tipo di violenza.\u00a0Non si giudicano responsabili dei loro errori e ne attribuiscono le colpe ad altri, non hanno consapevolezza del loro problema. Non si considerano affatto oppositivi o provocatori e <strong>giudicano i loro cattivi comportamenti come normali risposte<\/strong> ad un ambiente irritante e frustrante.<\/p>\n<p>I sintomi del DOP potrebbero manifestarsi, soprattutto nella fase iniziale, soltanto all\u2019interno delle mura domestiche, ma in genere, successivamente cominciano ad interessare anche l\u2019ambiente esterno. Se le prime manifestazioni del disturbo <strong>si incominciano ad intravedere intorno ai 3 &#8211; 4 anni<\/strong>, sar\u00e0 soltanto con l\u2019ingresso a scuola che il problema diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente. Questi bambini, infatti, mostrano una totale<strong> incapacit\u00e0 di adattamento alle regole scolastiche<\/strong> ed il loro anticonformismo finir\u00e0 col condizionare l\u2019attivit\u00e0 didattica dell\u2019intera classe. Anche se dotati di un normale livello intellettivo, difficilmente potranno conseguire buoni risultati, in quanto non prestano ascolto alle direttive degli insegnanti e rifiutano qualsiasi tipo di aiuto da parte dei compagni, rendendo quasi certo lo sviluppo di un <strong>Disturbo dell\u2019Apprendimento<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel contesto ludico si mostrano <strong>poco inclini alla collaborazione di squadra e all\u2019alternanza di turni<\/strong>, infatti, volendo sempre stare al centro dell\u2019attenzione, finiscono con l\u2019intromettersi negli spazi d\u2019azione dei compagni, impedendone la partecipazioni ai giochi comuni. Nelle altre attivit\u00e0, invece, cercano sempre di <strong>comandare e imporre la propria volont\u00e0 ad ogni costo<\/strong>, arrivando ad aggredire con insulti e minacce chi non si mostra concorde con le loro idee. Gli amici, ovviamente, alla lunga si stancheranno di queste prepotenze e inizieranno anche ad aver paura delle loro reazioni improvvise ed esageratamente aggressive, cos\u00ec cominceranno ad evitare la loro compagnia e pian pianino inizieranno ad allontanarli dal gruppo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-490\" src=\"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/imgres-1.jpg\" alt=\"disturbo oppositivo provocatorio\" width=\"331\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/imgres-1.jpg 255w, https:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/imgres-1-247x192.jpg 247w\" sizes=\"(max-width: 331px) 100vw, 331px\" \/><\/p>\n<p>Questo rifiuto da parte dei coetanei, purtroppo, non far\u00e0 altro che <strong>aggravare ancor pi\u00f9 la loro condizione di disadattati<\/strong>, infatti, dalla posizione marginale nella quale si troveranno relegati, risulter\u00e0 loro molto difficile acquisire quelle competenze sociali che si apprendono attraverso le relazioni con il prossimo. In altre parole si verr\u00e0 a creare una sorta di circolo vizioso: a causa della loro incapacit\u00e0 di adattamento, i bambini oppositivi\/provocatori, avranno grosse difficolt\u00e0 ad instaurare relazioni amichevoli durature, e ritrovandosi soli e senza qualcuno con cui interagire, <strong>non potranno neanche sperimentare forme migliori di socializzazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Conseguenze di tutto ci\u00f2 sono: scarso rendimento, mancanza d\u2019integrazione nel gruppo classe, rifiuto da parte di compagni e insegnanti ed, infine, isolamento. Nella fase preadolescenziale, \u00e8 ormai evidente che, per questi bambini, la probabilit\u00e0 di successo accademico e sociale \u00e8 ridotta al minimo. Pertanto, in questo periodo alcuni giovani si alleano in bande, le baby-gangs, cio\u00e8 gruppi di giovani che condividono storie di insuccessi e rifiuti.<\/p>\n<p>Il bambino con DOP <strong>non vive una vita felice e serena<\/strong>, non \u00e8 contento del suo modo di essere, l\u2019immagine che ha di s\u00e9 \u00e8 molto svalutante, si considera un incapace, indegno dell\u2019amore altrui e crede che nessuno mai gli potr\u00e0 essere amico. Si sente rifiutato, ma<strong> sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento<\/strong> e cos\u00ec sviluppa <strong>livelli molto bassi d\u2019autostima<\/strong> e spesso anche dei <strong>Disturbi dell\u2019Umore<\/strong>.<\/p>\n<p>Spesso, <strong>sono gli stessi genitori ad attribuire ai loro figli delle etichette<\/strong>, a definirli \u201c<em>insopportabili<\/em>\u201d, \u201c<em>aggressivi<\/em>\u201de \u201c<em>terribili<\/em>\u201d. Queste espressioni che possono essere dettate da un momento di collera, se ripetute pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, <strong>vengono interiorizzate dal bambino<\/strong>, diventando delle auto-asserzioni negative che egli ripeter\u00e0 a s\u00e9 stesso ogni qual volta si sentir\u00e0 abbandonato da qualcuno tanto da aumentare il senso di indegnit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Per i genitori <strong>prendere consapevolezza del \u201cproblema\u201d del proprio bambino non \u00e8 facile<\/strong>. Lo sviluppo sintomatico \u00e8 lento e graduale, quindi all\u2019inizio \u00e8 probabile che le manifestazioni oppositive vengano ignorate o considerate semplici capricci. Quando esse assumono forme pi\u00f9 gravi e frequenti, i familiari, in genere, cercano informazioni da chi, dopo di loro, \u00e8 a pi\u00f9 stretto contatto con il figlio, come gli insegnanti. Quello che cercano di sapere \u00e8 se qualcun altro si \u00e8 accorto dei cambiamenti che hanno subito le modalit\u00e0 relazionali del bambino.\u00a0Non sempre questa ricerca dar\u00e0 risultati, perch\u00e9 il disturbo, che si manifesta sempre all\u2019interno delle mura domestiche, <strong>pu\u00f2 non manifestarsi <\/strong>al loro esterno o<strong> di fronte ad altri adulti<\/strong>. Si tratta, ovviamente, di un grande impedimento che <strong>pu\u00f2 determinare forti ritardi nei tempi diagnostici<\/strong> dato che, anche agli occhi di un esperto, il bambino pu\u00f2 apparire normale.<\/p>\n<p>Si comprende, quindi, che dal momento dell\u2019esordio, <strong>possono trascorrere anche mesi o anni<\/strong>, prima che il disturbo venga ad essere riconosciuto e trattato con appositi interventi terapeutici.<\/p>\n<p>I dati dimostrano che quanto <strong>pi\u00f9 un intervento \u00e8 precoce, tanto pi\u00f9 \u00e8 possibile limitare le conseguenze negative<\/strong> del disturbo e permettere al bambino un adattamento migliore all\u2019ambiente.<\/p>\n<h3><strong>Trattamento del Disturbo Oppositivo Provocatorio<\/strong><\/h3>\n<p>I bambini e adolescenti che presentano un Disturbo Oppositivo Provocatorio, in sede terapeutica, necessitano di una<strong> integrazione di varie modalit\u00e0 terapeutiche<\/strong>, per fronteggiare i vari aspetti della patologia. Non bisogna dimenticare, infatti, che oltre ai problemi comportamentali, questi bambini presentano delle <strong>alterazioni nei livelli di autostima<\/strong>, nelle capacit\u00e0 di autocontrollo emotivo e anche nei processi di elaborazione delle informazioni sociali.<\/p>\n<p>Un intervento globale permetter\u00e0, quindi, di <strong>ottenere risultati soddisfacenti su tutti i fronti<\/strong>, fermo restando che le aree maggiormente colpite dal disturbo richiederanno maggiore attenzione e tempi pi\u00f9 lunghi.<\/p>\n<p>Per affrontare le problematiche comportamentali del Disturbo Oppositivo Provocatorio, \u00e8 necessario ricorrere ad interventi clinici integrati, che <strong>coinvolgano congiuntamente il bambino e la coppia genitoriale<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 importante che questo accada perch\u00e9 il bambino, attraverso la sua sintomatologia, esprime una condizione di disagio che coinvolge tutto quanto il nucleo domestico, quindi, un\u2019azione globale sulle dinamiche inter-familiari, diviene necessaria per favorire l\u2019estinguersi delle condotte problematiche.<\/p>\n<p>I genitori, di fronte alla patologia del figlio, possono sviluppare sensi di colpa, sentimenti di inadeguatezza, possono convincersi di aver mancato qualcosa e di avere cos\u00ec determinato l\u2019insorgenza del problema.\u00a0 Tutti questi fattori hanno spinto i clinici a sviluppare degli <strong>interventi di sostegno per i genitori<\/strong>, al fine di aiutarli nell\u2019adempimento delle loro funzioni anche in presenza di condizioni gravemente problematiche.<\/p>\n<p>In tal caso gli incontri di <strong>sostegno alla genitorialit\u00e0<\/strong> si pongono i seguenti obiettivi:<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">fornire informazioni<\/span> sulla dinamica del disturbo;<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">fornire strategie<\/span> efficaci di gestione del problema;<\/li>\n<li>disinnescare circoli viziosi familiari;<\/li>\n<li>migliorare la comunicazione e aumentare il livello di consapevolezza emotiva;<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\">aiutare i genitori a controllare le proprie emozioni<\/span> in modo da evitare reazioni inappropriate, come punizioni dure e frequenti, che potrebbero solo incrementare la gravit\u00e0 della situazione;<\/li>\n<li>aiutare i genitori a porre attenzione all\u2019interno della relazione piuttosto che all\u2019esterno al fine di <span style=\"text-decoration: underline;\">riconoscere e gestire le situazioni<\/span> in cui si innescano i meccanismi che mantengono e alimentano il disturbo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il terapeuta, qualora fosse necessario e possibile, prender\u00e0 contatti con la scuola al fine di informare le insegnanti sulla problematica psicologica presentata dal bambino e fornire strumenti utili, di contenimento e gestione delle emozioni negative vissute dal bambino nel contesto scolastico. In tal modo \u00e8 possibile garantire un <strong>lavoro congiunto tra famiglia, scuola e terapeuta<\/strong>, indispensabile per un intervento efficace.<\/p>\n<p>La <strong>terapia cognitivo-comportamentale<\/strong> per i bambini e gli adolescenti con problemi di condotta e di aggressivit\u00e0 \u00e8 basata su un modello socio-cognitivo scientificamente fondato, relativo alle modalit\u00e0 di elicitazione della rabbia nei bambini e ai processi attraverso i quali questa sfocia in risposte aggressive. Nel modello in questione si opera una <strong>distinzione tra deficit cognitivi<\/strong>, che si riferiscono a inabilit\u00e0 in specifiche attivit\u00e0 cognitive, <strong>e le distorsioni cognitive<\/strong>, che si riferiscono, invece, alle percezioni erronee e\/o disfunzionali dei soggetti con problemi di aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Propedeutico al trattamento \u00e8 <strong>costruire una buona relazione terapeutica<\/strong> poich\u00e9 i soggetti in et\u00e0 evolutiva con problemi di rabbia e aggressivit\u00e0 non solo non vogliono venire in terapia ma spesso vengono costretti dai genitori dunque considerano il terapeuta alla stregua degli altri adulti con i quali si relazionano quotidianamente. Ne consegue che, solitamente, si incontrano numerose difficolt\u00e0 nell\u2019instaurare una relazione collaborativa con questi bambini. Dal momento che l\u2019intervento cognitivo-comportamentale \u00e8 efficace se fondato su un <strong>empirismo collaborativo<\/strong>, il terapeuta deve prima di tutto tentare di stabilire un qualche tipo di cooperazione tra lui e il bambino contro i comuni avversari: rabbia e aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Stabilita una buona relazione terapeutica si procede al trattamento che <strong>prevede varie fasi<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>nella <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>prima fase<\/strong><\/span> si aiuta il bambino ad <strong>identificare le situazioni scatenanti la rabbia<\/strong> (eventi attivanti sia interni che esterni) e il legame esistente tra emozioni, cognizione\u00a0 e comportamento;<\/li>\n<li>in una <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>seconda fase<\/strong><\/span>, attraverso tecniche di auto-osservazione e auto monitoraggio dei processi cognitivi automatici e fisiologici (auto-dialogo, tecniche di rilassamento, training per l\u2019assertivit\u00e0, ecc.) al bambino vengono fornite specifiche <strong>strategie cognitive e\u00a0comportamentali<\/strong> da usare durante il processo di fronteggiamento delle situazioni che gli provocano rabbia;<\/li>\n<li>in una <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>terza fase<\/strong><\/span> vengono insegnate al bambino <strong>strategie di controllo dell\u2019aggressivit\u00e0<\/strong> per abbassare il livello di arousal fisiologico, abilit\u00e0 di problem solving e comportamenti interpersonali pi\u00f9 efficaci (tecniche di comunicazione\u00a0 efficace, role-play, dialogo interno, e negoziazione del conflitto, ecc.);<\/li>\n<li>nella <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>quarta fase<\/strong><\/span>, quando il giovane \u00e8 diventato abbastanza abile nell\u2019uso in terapia delle abilit\u00e0 apprese nel gestire la rabbia, viene esposto in modo progressivo e sistematico a situazioni problematiche dove si \u00e8 sicuri che il bambino potr\u00e0 <strong>sperimentare<\/strong> gradualmente<strong> un senso di efficacia<\/strong>\u00a0personale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Home \/Disturbo Oppositivo Provocatorio Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) fa parte di un quadro eterogeneo di bambini che presentano livelli di rabbia e irritabilit\u00e0 persistente e inappropriata, comportamenti provocatori e oppositivi, che causano difficolt\u00e0 nell\u2019adattamento personale e nella sfera sociale ma non arrivano a violare le norme sociali n\u00e9 i diritti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":623,"parent":311,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<h2>Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)<\/h2>\r\nIl Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) fa parte di un quadro eterogeneo di bambini che presentano <strong>livelli di rabbia e irritabilit\u00e0 persistente e inappropriata<\/strong>, comportamenti provocatori e oppositivi, che causano difficolt\u00e0 nell\u2019adattamento personale e nella sfera sociale ma non arrivano a violare le norme sociali n\u00e9 i diritti altrui come nel caso dei\u00a0Disturbi della Condotta (DC).\r\n\r\n\u00c8 inserito nella categoria dei Disturbi da Comportamento Dirompente, e viene distinto dal <a href=\"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/disagio-psicologico\/il-disturbo-della-condotta-dc\/\"><strong>Disturbo della Condotta (DC)<\/strong><\/a> e\u00a0dal <strong>Disturbo d\u2019Attenzione ed Iperattivit\u00e0 (DDAI)<\/strong>, per i quali bisogna eseguire una diagnosi differenziale.\r\n\r\n<img class=\"aligncenter wp-image-491 size-full\" src=\"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/imgres.jpg\" alt=\"disturbo oppositivo provocatorio (dop)\" width=\"290\" height=\"174\" \/>\r\n\r\nSecondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (<em>DSM IV, American Psychiatric Association, 1994<\/em>) il Disturbo Oppositivo Provocatorio \u00e8 caratterizzato da una modalit\u00e0 di <strong>comportamento negativistico, ostile e provocatorio<\/strong> che <strong>dura da almeno 6 mesi<\/strong>, causa compromissione significativa nel funzionamento \u00a0sociale, scolastico o lavorativo e presenta 4 (o pi\u00f9) dei seguenti criteri:\r\n<ul>\r\n \t<li>spesso va in collera;<\/li>\r\n \t<li>spesso litiga con gli adulti;<\/li>\r\n \t<li>spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste o regole degli adulti;<\/li>\r\n \t<li>spesso irrita deliberatamente le persone;<\/li>\r\n \t<li>spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento;<\/li>\r\n \t<li>\u00e8 spesso suscettibile o facilmente irritato dagli altri;<\/li>\r\n \t<li>\u00e8 spesso arrabbiato e rancoroso;<\/li>\r\n \t<li>\u00e8 spesso dispettoso e vendicativo.<\/li>\r\n<\/ul>\r\nDa un punto di vista statistico il Disturbo Oppositivo Provocatorio \u00e8 presente in percentuali che variano dal 2% al 16%, a seconda dei campioni analizzati e dei metodi d\u2019indagine. \u00c8\u00a0<strong>pi\u00f9 frequente nelle famiglie dove si adottano metodi educativi incoerenti<\/strong> o lo sviluppo del bambino \u00e8 turbato da un continuo alternarsi delle figure d\u2019accudimento. Per quanto riguarda le differenze di genere, si riscontra una <strong>maggiore prevalenza di maschi<\/strong> nel periodo che precede la pubert\u00e0, ma in seguito tra i due sessi si verifica un certo parallelismo.\r\n\r\n\u00c8 <strong>frequente la comorbilit\u00e0<\/strong> con il Disturbo dell\u2019Apprendimento e della Comunicazione, il Disturbo dell\u2019Umore, il Disturbo da uso di sostanze e il Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattivit\u00e0.\r\n\r\nLa sintomatologia del Disturbo Oppositivo Provocatorio \u00e8 <strong>molto simile a quella del Disturbo della Condotta<\/strong>, per\u00f2 i comportamenti tipici di quest\u2019ultimo sono molto pi\u00f9 gravi e persistenti. I due disturbi sono strettamente interconnessi e pur se non sempre si verifica un passaggio dalla prima alla seconda patologia, i dati ci informano che la quasi totalit\u00e0 dei soggetti con Disturbo della Condotta, hanno alle spalle una diagnosi di DOP.\r\n\r\nUna storia precoce di DOP \u00e8 spesso presente in bambini che vengono successivamente diagnosticati come Disturbo della Condotta (DC). Il <strong>DOP emerge solitamente in maniera pi\u00f9 precoce<\/strong> (di solito intorno ai 6 anni) rispetto al Disturbo della Condotta (DC)\u00a0 in cui l\u2019 et\u00e0 di esordio \u00e8 intorno ai 9 anni.\r\n\r\nI ricercatori non sono ancora riusciti ad esprimersi con certezza riguardo ai meccanismi patogenetici che lo determinano, si ipotizzano <strong>tre principali fattori eziologici<\/strong>:\r\n<ul>\r\n \t<li><strong><u>Fattori biologici<\/u><\/strong>, potrebbe essere causato dai bassi livelli dei neurotrasmettitori nel cervello che controllano il controllo del giudizio, del ragionamento e dell\u2019impulso. Questo potrebbe causare ad un bambino di fraintendere i segnali sociali degli altri e reagirvi con ostilit\u00e0.<\/li>\r\n \t<li><strong><u>Fattori genetici<\/u><\/strong>, potrebbe avere un collegamento genetico, visto che si verifica spesso nelle famiglie con precedenti di questo tipo. Il DOP tende anche ad essere predominante nei bambini che hanno genitori con disturbi da deficit di attenzione, iperattivit\u00e0, disturbo bipolare, depressione o problemi di abuso di sostanze.<\/li>\r\n \t<li><strong><u>Fattori familiari <\/u><\/strong>, pu\u00f2 essere causato da fattori familiari disfunzionali, come il divorzio, conflitti coniugali, violenza in famiglia, assenza di confini o abusi sui minori. Il DOP potrebbe anche derivare dalla scarsa interazione genitore-figlio, come la mancanza di supervisione o pratiche disciplinari incoerenti, cos\u00ec come regole e\u00a0norme comportamentali.<\/li>\r\n<\/ul>\r\nAl momento, dunque, si hanno a disposizione <strong>soltanto delle ipotesi<\/strong>, le quali mettono in evidenza quei <strong>fattori di rischio<\/strong> che possono influenzare la genesi, l\u2019evoluzione e la prognosi della malattia.\r\n\r\nGli studi concordano che i fattori biologici predispongono alla vulnerabilit\u00e0 per la possibile presenza di un DOP ma sono i <strong>fattori di rischio ambientali e gli eventi stressanti<\/strong> a favorire la probabilit\u00e0 della comparsa del disturbo: ci\u00f2 significa che anche se c\u2019\u00e8 una familiarit\u00e0 di tipo genetico per il DOP, se il bambino cresce in un ambiente protettivo e stabile <strong>\u00e8 molto probabile che non sviluppi il disturbo<\/strong>. Viceversa, se l\u2019ambiente in cui cresce \u00e8 incoerente, conflittuale\u00a0 e instabile \u00e8 molto probabile che il disturbo si presenti.\r\n\r\nA tal proposito vengono individuati sei <strong><u>fattori di rischio<\/u><\/strong> per lo sviluppo delle condotte aggressive e del DOP:\r\n<ul>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Permissivismo:<\/strong><\/span> \u00e8 caratterizzato da una<strong> mancanza di regole definite<\/strong>, che impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte genitoriali alle sue azioni.<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Incoerenza:<\/strong><\/span> i genitori <strong>mancano di tempismo nei loro interventi<\/strong>, alternano punizioni e ricompense senza una ragione precisa, lasciandosi molto condizionare dai loro stati d\u2019animo.<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Rifiuto:<\/strong><\/span> la coppia parentale <strong>trascura il figlio<\/strong>, esercita su di lui uno scarso controllo, e nei suoi riguardi nutre aspettative molto basse. Il rapporto genitori-figli \u00e8 freddo e poco comunicativo.<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Disinteresse:<\/strong><\/span> i genitori, forse per la volont\u00e0 di non apparire opprimenti, lasciano molta libert\u00e0 al bambino, arrivando a <strong>non mostrare il giusto grado di interesse per le sue attivit\u00e0<\/strong>, i suoi pensieri, i suoi stati d\u2019animo. Questa mancanza d\u2019informazioni impedisce loro di conoscere bene il figlio e soprattutto li mette nell\u2019impossibilit\u00e0 di comprendere il problema che egli manifesta.<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Uso eccessivo delle punizioni:<\/strong><\/span> \u00e8 tipico di quelle famiglie che credono di poter contrastare l\u2019aggressivit\u00e0 dei figli facendo uso di punizioni corporali. Si tratta di uno degli <strong>errori educativi pi\u00f9 clamorosi<\/strong> in quanto significa voler insegnare al bambino a non usare la violenza, utilizzandola contro di lui. Questi genitori non capiscono che se il bambino \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 aggressivo, la punizione <strong>non far\u00e0 altro che rafforzare ancor pi\u00f9 la sua tendenza<\/strong>, in quanto egli imparer\u00e0 dai loro modello comportamentali, che l\u2019aggressivit\u00e0 \u00e8 il mezzo pi\u00f9 utile per imporre la propria volont\u00e0.<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Iperprotezione: <\/strong><\/span>questo stile educativo \u00e8 caratterizzato da un <strong>controllo genitoriale eccessivo<\/strong> che opprime il bambino e ostacola lo svolgimento di quelle esperienze che sono importanti per la sua crescita socio cognitiva. Un rapporto di tal genere, oltre a rendere il soggetto poco sicuro di se stesso, <strong>pu\u00f2 determinare atteggiamenti di ribellione<\/strong> capaci di sfociare in vere e proprie condotte aggressive, caratterizzate, in particolare, da un rifiuto dell\u2019autorit\u00e0 adulta.<\/li>\r\n<\/ul>\r\n<h3><strong>Decorso e conseguenze del DOP<\/strong><\/h3>\r\nIl decorso del DOP \u00e8 variabile e <strong>dipende da una moltitudine di fattori<\/strong> quali la gravit\u00e0 del problema, la presenza di disturbi concomitanti, l\u2019integrit\u00e0 della famiglia.\r\n\r\nNel corso della prima infanzia <strong>il comportamento ostile e negativistico \u00e8 del tutto normale<\/strong>, \u00e8 espressione della volont\u00e0 del bambino di diventare autonomo e di porre fine al rapporto simbiotico che lo ha legato alla mamma fin dalla nascita. Il bambino \u00e8 curioso, vuole andare alla scoperta del mondo, vuole sperimentare, fare nuove esperienze, che sono propedeutiche per l\u2019acquisizione di un\u2019identit\u00e0 e di un\u2019autostima stabile.\r\n\r\nQuesta forma di comportamento oppositivo <strong>raggiunge il suo apice intorno ai 18- 24 mesi<\/strong>, et\u00e0 in cui il piccolo, avendo raggiunto una buona padronanza della\u00a0deambulazione, <strong>diventa davvero incontrollabile<\/strong>, corre da una parte all\u2019altra, rompe tutto per la curiosit\u00e0 di scoprire come sono fatte le cose all\u2019interno ed \u00e8 come se non riuscisse proprio a stare fermo. Terminata questa fase, il bambino acquisisce una forma di autoregolazione che gli permette di instaurare rapporti meno conflittuali.\r\n\r\nPertanto, si parla di Disturbo Oppositivo Provocatorio solo quando il comportamento ostile, anzich\u00e9 svanire lentamente, persiste nel tempo ed in forme accentuate, tanto da creare serie difficolt\u00e0 relazionali, dapprima nell\u2019ambiente familiare, poi in quello sociale.\r\n\r\nRispetto ai bambini della stessa et\u00e0 mentale questi soggetti presentano un\u2019<strong>aggressivit\u00e0 molto pi\u00f9 invalidante e difficilmente modificabile<\/strong>: sono arrabbiati, risentiti, insofferenti, non accettano l\u2019autorit\u00e0 degli adulti, si ribellano, lottano continuamente con i genitori, non si conformano alle loro regole, non rispettano gli orari, ed il loro unico obiettivo sembra voler essere quello di creare scompiglio in famiglia. <strong>Non si limitano ad una forma d\u2019aggressivit\u00e0 reattiva<\/strong>, ma amano provocare, sfidare gli altri, disturbare volontariamente, senza mostrare tuttavia alcun tipo di violenza.\u00a0Non si giudicano responsabili dei loro errori e ne attribuiscono le colpe ad altri, non hanno consapevolezza del loro problema. Non si considerano affatto oppositivi o provocatori e <strong>giudicano i loro cattivi comportamenti come normali risposte<\/strong> ad un ambiente irritante e frustrante.\r\n\r\nI sintomi del DOP potrebbero manifestarsi, soprattutto nella fase iniziale, soltanto all\u2019interno delle mura domestiche, ma in genere, successivamente cominciano ad interessare anche l\u2019ambiente esterno. Se le prime manifestazioni del disturbo <strong>si incominciano ad intravedere intorno ai 3 - 4 anni<\/strong>, sar\u00e0 soltanto con l\u2019ingresso a scuola che il problema diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente. Questi bambini, infatti, mostrano una totale<strong> incapacit\u00e0 di adattamento alle regole scolastiche<\/strong> ed il loro anticonformismo finir\u00e0 col condizionare l\u2019attivit\u00e0 didattica dell\u2019intera classe. Anche se dotati di un normale livello intellettivo, difficilmente potranno conseguire buoni risultati, in quanto non prestano ascolto alle direttive degli insegnanti e rifiutano qualsiasi tipo di aiuto da parte dei compagni, rendendo quasi certo lo sviluppo di un <strong>Disturbo dell\u2019Apprendimento<\/strong>.\r\n\r\nNel contesto ludico si mostrano <strong>poco inclini alla collaborazione di squadra e all\u2019alternanza di turni<\/strong>, infatti, volendo sempre stare al centro dell\u2019attenzione, finiscono con l\u2019intromettersi negli spazi d\u2019azione dei compagni, impedendone la partecipazioni ai giochi comuni. Nelle altre attivit\u00e0, invece, cercano sempre di <strong>comandare e imporre la propria volont\u00e0 ad ogni costo<\/strong>, arrivando ad aggredire con insulti e minacce chi non si mostra concorde con le loro idee. Gli amici, ovviamente, alla lunga si stancheranno di queste prepotenze e inizieranno anche ad aver paura delle loro reazioni improvvise ed esageratamente aggressive, cos\u00ec cominceranno ad evitare la loro compagnia e pian pianino inizieranno ad allontanarli dal gruppo.\r\n\r\n<img class=\"aligncenter wp-image-490\" src=\"http:\/\/www.mariangelapiotti.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/imgres-1.jpg\" alt=\"disturbo oppositivo provocatorio\" width=\"331\" height=\"257\" \/>\r\n\r\nQuesto rifiuto da parte dei coetanei, purtroppo, non far\u00e0 altro che <strong>aggravare ancor pi\u00f9 la loro condizione di disadattati<\/strong>, infatti, dalla posizione marginale nella quale si troveranno relegati, risulter\u00e0 loro molto difficile acquisire quelle competenze sociali che si apprendono attraverso le relazioni con il prossimo. In altre parole si verr\u00e0 a creare una sorta di circolo vizioso: a causa della loro incapacit\u00e0 di adattamento, i bambini oppositivi\/provocatori, avranno grosse difficolt\u00e0 ad instaurare relazioni amichevoli durature, e ritrovandosi soli e senza qualcuno con cui interagire, <strong>non potranno neanche sperimentare forme migliori di socializzazione<\/strong>.\r\n\r\nConseguenze di tutto ci\u00f2 sono: scarso rendimento, mancanza d\u2019integrazione nel gruppo classe, rifiuto da parte di compagni e insegnanti ed, infine, isolamento. Nella fase preadolescenziale, \u00e8 ormai evidente che, per questi bambini, la probabilit\u00e0 di successo accademico e sociale \u00e8 ridotta al minimo. Pertanto, in questo periodo alcuni giovani si alleano in bande, le baby-gangs, cio\u00e8 gruppi di giovani che condividono storie di insuccessi e rifiuti.\r\n\r\nIl bambino con DOP <strong>non vive una vita felice e serena<\/strong>, non \u00e8 contento del suo modo di essere, l\u2019immagine che ha di s\u00e9 \u00e8 molto svalutante, si considera un incapace, indegno dell\u2019amore altrui e crede che nessuno mai gli potr\u00e0 essere amico. Si sente rifiutato, ma<strong> sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento<\/strong> e cos\u00ec sviluppa <strong>livelli molto bassi d\u2019autostima<\/strong> e spesso anche dei <strong>Disturbi dell\u2019Umore<\/strong>.\r\n\r\nSpesso, <strong>sono gli stessi genitori ad attribuire ai loro figli delle etichette<\/strong>, a definirli \u201c<em>insopportabili<\/em>\u201d, \u201c<em>aggressivi<\/em>\u201de \u201c<em>terribili<\/em>\u201d. Queste espressioni che possono essere dettate da un momento di collera, se ripetute pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, <strong>vengono interiorizzate dal bambino<\/strong>, diventando delle auto-asserzioni negative che egli ripeter\u00e0 a s\u00e9 stesso ogni qual volta si sentir\u00e0 abbandonato da qualcuno tanto da aumentare il senso di indegnit\u00e0 personale.\r\n\r\nPer i genitori <strong>prendere consapevolezza del \u201cproblema\u201d del proprio bambino non \u00e8 facile<\/strong>. Lo sviluppo sintomatico \u00e8 lento e graduale, quindi all\u2019inizio \u00e8 probabile che le manifestazioni oppositive vengano ignorate o considerate semplici capricci. Quando esse assumono forme pi\u00f9 gravi e frequenti, i familiari, in genere, cercano informazioni da chi, dopo di loro, \u00e8 a pi\u00f9 stretto contatto con il figlio, come gli insegnanti. Quello che cercano di sapere \u00e8 se qualcun altro si \u00e8 accorto dei cambiamenti che hanno subito le modalit\u00e0 relazionali del bambino.\u00a0Non sempre questa ricerca dar\u00e0 risultati, perch\u00e9 il disturbo, che si manifesta sempre all\u2019interno delle mura domestiche, <strong>pu\u00f2 non manifestarsi <\/strong>al loro esterno o<strong> di fronte ad altri adulti<\/strong>. Si tratta, ovviamente, di un grande impedimento che <strong>pu\u00f2 determinare forti ritardi nei tempi diagnostici<\/strong> dato che, anche agli occhi di un esperto, il bambino pu\u00f2 apparire normale.\r\n\r\nSi comprende, quindi, che dal momento dell\u2019esordio, <strong>possono trascorrere anche mesi o anni<\/strong>, prima che il disturbo venga ad essere riconosciuto e trattato con appositi interventi terapeutici.\r\n\r\nI dati dimostrano che quanto <strong>pi\u00f9 un intervento \u00e8 precoce, tanto pi\u00f9 \u00e8 possibile limitare le conseguenze negative<\/strong> del disturbo e permettere al bambino un adattamento migliore all\u2019ambiente.\r\n<h3><strong>Trattamento del Disturbo Oppositivo Provocatorio<\/strong><\/h3>\r\nI bambini e adolescenti che presentano un Disturbo Oppositivo Provocatorio, in sede terapeutica, necessitano di una<strong> integrazione di varie modalit\u00e0 terapeutiche<\/strong>, per fronteggiare i vari aspetti della patologia. Non bisogna dimenticare, infatti, che oltre ai problemi comportamentali, questi bambini presentano delle <strong>alterazioni nei livelli di autostima<\/strong>, nelle capacit\u00e0 di autocontrollo emotivo e anche nei processi di elaborazione delle informazioni sociali.\r\n\r\nUn intervento globale permetter\u00e0, quindi, di <strong>ottenere risultati soddisfacenti su tutti i fronti<\/strong>, fermo restando che le aree maggiormente colpite dal disturbo richiederanno maggiore attenzione e tempi pi\u00f9 lunghi.\r\n\r\nPer affrontare le problematiche comportamentali del Disturbo Oppositivo Provocatorio, \u00e8 necessario ricorrere ad interventi clinici integrati, che <strong>coinvolgano congiuntamente il bambino e la coppia genitoriale<\/strong>.\r\n\r\n\u00c8 importante che questo accada perch\u00e9 il bambino, attraverso la sua sintomatologia, esprime una condizione di disagio che coinvolge tutto quanto il nucleo domestico, quindi, un\u2019azione globale sulle dinamiche inter-familiari, diviene necessaria per favorire l\u2019estinguersi delle condotte problematiche.\r\n\r\nI genitori, di fronte alla patologia del figlio, possono sviluppare sensi di colpa, sentimenti di inadeguatezza, possono convincersi di aver mancato qualcosa e di avere cos\u00ec determinato l\u2019insorgenza del problema.\u00a0 Tutti questi fattori hanno spinto i clinici a sviluppare degli <strong>interventi di sostegno per i genitori<\/strong>, al fine di aiutarli nell\u2019adempimento delle loro funzioni anche in presenza di condizioni gravemente problematiche.\r\n\r\nIn tal caso gli incontri di <strong>sostegno alla genitorialit\u00e0<\/strong> si pongono i seguenti obiettivi:\r\n<ul>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\">fornire informazioni<\/span> sulla dinamica del disturbo;<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\">fornire strategie<\/span> efficaci di gestione del problema;<\/li>\r\n \t<li>disinnescare circoli viziosi familiari;<\/li>\r\n \t<li>migliorare la comunicazione e aumentare il livello di consapevolezza emotiva;<\/li>\r\n \t<li><span style=\"text-decoration: underline;\">aiutare i genitori a controllare le proprie emozioni<\/span> in modo da evitare reazioni inappropriate, come punizioni dure e frequenti, che potrebbero solo incrementare la gravit\u00e0 della situazione;<\/li>\r\n \t<li>aiutare i genitori a porre attenzione all\u2019interno della relazione piuttosto che all\u2019esterno al fine di <span style=\"text-decoration: underline;\">riconoscere e gestire le situazioni<\/span> in cui si innescano i meccanismi che mantengono e alimentano il disturbo.<\/li>\r\n<\/ul>\r\nIl terapeuta, qualora fosse necessario e possibile, prender\u00e0 contatti con la scuola al fine di informare le insegnanti sulla problematica psicologica presentata dal bambino e fornire strumenti utili, di contenimento e gestione delle emozioni negative vissute dal bambino nel contesto scolastico. In tal modo \u00e8 possibile garantire un <strong>lavoro congiunto tra famiglia, scuola e terapeuta<\/strong>, indispensabile per un intervento efficace.\r\n\r\nLa <strong>terapia cognitivo-comportamentale<\/strong> per i bambini e gli adolescenti con problemi di condotta e di aggressivit\u00e0 \u00e8 basata su un modello socio-cognitivo scientificamente fondato, relativo alle modalit\u00e0 di elicitazione della rabbia nei bambini e ai processi attraverso i quali questa sfocia in risposte aggressive. Nel modello in questione si opera una <strong>distinzione tra deficit cognitivi<\/strong>, che si riferiscono a inabilit\u00e0 in specifiche attivit\u00e0 cognitive, <strong>e le distorsioni cognitive<\/strong>, che si riferiscono, invece, alle percezioni erronee e\/o disfunzionali dei soggetti con problemi di aggressivit\u00e0.\r\n\r\nPropedeutico al trattamento \u00e8 <strong>costruire una buona relazione terapeutica<\/strong> poich\u00e9 i soggetti in et\u00e0 evolutiva con problemi di rabbia e aggressivit\u00e0 non solo non vogliono venire in terapia ma spesso vengono costretti dai genitori dunque considerano il terapeuta alla stregua degli altri adulti con i quali si relazionano quotidianamente. Ne consegue che, solitamente, si incontrano numerose difficolt\u00e0 nell\u2019instaurare una relazione collaborativa con questi bambini. Dal momento che l\u2019intervento cognitivo-comportamentale \u00e8 efficace se fondato su un <strong>empirismo collaborativo<\/strong>, il terapeuta deve prima di tutto tentare di stabilire un qualche tipo di cooperazione tra lui e il bambino contro i comuni avversari: rabbia e aggressivit\u00e0.\r\n\r\nStabilita una buona relazione terapeutica si procede al trattamento che <strong>prevede varie fasi<\/strong>:\r\n<ul>\r\n \t<li>nella <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>prima fase<\/strong><\/span> si aiuta il bambino ad <strong>identificare le situazioni scatenanti la rabbia<\/strong> (eventi attivanti sia interni che esterni) e il legame esistente tra emozioni, cognizione\u00a0 e comportamento;<\/li>\r\n \t<li>in una <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>seconda fase<\/strong><\/span>, attraverso tecniche di auto-osservazione e auto monitoraggio dei processi cognitivi automatici e fisiologici (auto-dialogo, tecniche di rilassamento, training per l\u2019assertivit\u00e0, ecc.) al bambino vengono fornite specifiche <strong>strategie cognitive e\u00a0comportamentali<\/strong> da usare durante il processo di fronteggiamento delle situazioni che gli provocano rabbia;<\/li>\r\n \t<li>in una <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>terza fase<\/strong><\/span> vengono insegnate al bambino <strong>strategie di controllo dell\u2019aggressivit\u00e0<\/strong> per abbassare il livello di arousal fisiologico, abilit\u00e0 di problem solving e comportamenti interpersonali pi\u00f9 efficaci (tecniche di comunicazione\u00a0 efficace, role-play, dialogo interno, e negoziazione del conflitto, ecc.);<\/li>\r\n \t<li>nella <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>quarta fase<\/strong><\/span>, quando il giovane \u00e8 diventato abbastanza abile nell\u2019uso in terapia delle abilit\u00e0 apprese nel gestire la rabbia, viene esposto in modo progressivo e sistematico a situazioni problematiche dove si \u00e8 sicuri che il bambino potr\u00e0 <strong>sperimentare<\/strong> gradualmente<strong> un senso di efficacia<\/strong>\u00a0personale.<\/li>\r\n<\/ul>\r\n&nbsp;","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.5 - 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